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Oggi: Mag 20, 2012
| Il sacrificio come testimonianza culturale |
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Il sacrificio come testimonianza culturale
Forse tutti i mali sociali, pubblici e privati, della modernità dipendono dalle implicazioni e dalle conseguenze di un unico discorso corrosivo cui hanno contribuito da due secoli filosofi, scrittori, storici, ideologi, psicologi, antropologi, e che può essere così sintetizzato: i valori non sono permanenti, mutano secondo i gradi dell'evoluzione umana, secondo le culture, le condizioni storico-sociali. Ciò equivale a dire che i valori, tutti i valori, sono fragili convenzioni destinate a mutare, a scomparire; e dunque, se io sono abbastanza intelligente, libero, autonomo, posso anche farne a meno, posso considerarli inesistenti o strumentali, prima che altri ne decretino la nullità per me o li usino contro di me. Il veleno che si insinua nelle coscienze, e imprime nella nostra società i caratteri diffusi del cinismo. Dunque il valore del sacrificio del sangue per gli altri è permanente, vivente, anche se molti lo dimenticano, pur traendone vantaggi che essi danno per scontati. E questo valore non è astratto, ha per noi italiani un'incarnazione ben visibile, la più alta e completa, nella persona del carabiniere, uno di noi che sia in guerra (non è soltanto tutore dell'ordine interno) sia in questa lunga pace (non è soltanto soldato) ha sullo sfondo del suo servizio l'ipotesi apertamente e virilmente accettata del sacrificio del sangue, del sacrificio della vita. E' ciò che lo distingue, è ciò che fa, di uno come noi, uno diverso da noi, migliore, destinato a dare se stesso per noi, perché l'ipotesi non rimane sempre tale, spesso la promessa è chiamata ad adempiersi. FAUSTO GIANFRANCESCHI |










